Ci sono davvero microplastiche nell’acqua che bevi?

Ci sono davvero microplastiche nell’acqua che bevi?

Microplastiche acqua

Le microplastiche sono ormai onnipresenti nella catena alimentare umana. Dalla frutta di serra al pesce, dai salumi ai molluschi, queste minuscole particelle derivate dalla degradazione dei materiali plastici riescono a insinuarsi nei nostri piatti.

Secondo uno studio australiano pubblicato su Science of The Total Environment, uno dei canali più diretti attraverso cui le ingeriamo è l’acqua, in particolare, l’acqua imbottigliata. 

In questo articolo analizzeremo perché l’acqua in bottiglia è una delle principali fonti di microplastiche, quali sono i rischi per la salute associati alla loro ingestione e quali sono le possibili soluzioni a questo problema.

L’ACQUA IN BOTTIGLIA: LA PRINCIPALE FONTE DI MICROPLASTICHE
MICROPLASTICHE NELL’ACQUA: QUALI RISCHI PER LA SALUTE?
MICROFILTRAZIONE: PERCHÉ È LA SOLUZIONE GIUSTA

L’ACQUA IN BOTTIGLIA: LA PRINCIPALE FONTE DI MICROPLASTICHE

Molti consumatori ritengono che l’acqua confezionata sia più sicura o più pura di quella del rubinetto. Tuttavia, diversi studi come quello sopracitato, hanno dimostrato il contrario. In particolare, l’acqua in bottiglia sembrerebbe oggi una delle principali fonti di microplastiche.

Durante il processo industriale di imbottigliamento, infatti, microscopici frammenti di plastica possono staccarsi dai tappi o dalle linee di produzione. Inoltre, una volta confezionate, le bottiglie viaggiano su camion, vengono immagazzinate in depositi o esposte a sbalzi termici in tendoni temporanei. Questo ciclo logistico, se non perfettamente controllato, espone le bottiglie a temperature elevate che accelerano la degradazione del materiale plastico.

Il risultato è che micro-particelle invisibili a occhio nudo si potrebbero staccare dall’involucro mescolandosi al contenuto. In altre parole, anche se l’acqua era purissima alla fonte, è il contenitore stesso a rischiare di contaminare il liquido. 

MICROPLASTICHE NELL’ACQUA: QUALI RISCHI PER LA SALUTE?

Le microplastiche sono particelle inferiori a 5 mm, ma possono arrivare a dimensioni nanometriche, in questo caso si parla più specificatamente di nanoplastiche. Questo significa che possono attraversare le barriere biologiche, come la mucosa intestinale, e accumularsi nei tessuti.

Sebbene gli effetti sull’uomo siano ancora oggetto di studio, le evidenze preliminari suggeriscono potenziali rischi per la salute:

  • Vettori di agenti patogeni: le microplastiche possono comportarsi come vettori preferenziali per batteri e sostanze chimiche tossiche, trasportandole nell’organismo umano.
  • Infiammazioni intestinali: la presenza continuativa di microplastiche può innescare processi infiammatori nel tratto digerente.
  • Interferenza endocrina: alcuni componenti plastici, come il bisfenolo A (BPA), rilasciano molecole che interferiscono con il sistema ormonale umano, con effetti potenzialmente dannosi sul lungo termine.

È importante sottolineare che le microplastiche non sono metabolizzate dal corpo umano, il che rende l’esposizione cronica un tema di grande preoccupazione per gli esperti di salute pubblica e sicurezza alimentare.

MICROFILTRAZIONE: PERCHÉ È LA SOLUZIONE GIUSTA

Se l’acqua confezionata può essere contaminata dai suoi stessi contenitori e se anche l’acqua dell’acquedotto – seppur attentamente monitorata – può raccogliere particelle indesiderate passando attraverso vecchie tubature, è necessario pensare a un ulteriore livello di protezione.

L’acqua del rubinetto, infatti, seppur sottoposta a stretti controlli dall’ente erogatore e resa potabile fino al contatore, così come stabilito dal D.Lgs. 23 febbraio 2023, n. 18, può compromettersi nelle tubature dell’edificio. 

La risposta più concreta a questi problemi arriva dalla microfiltrazione al punto d’uso. Si tratta di una tecnologia avanzata che consente di affinare il rifornimento idrico direttamente prima del consumo, garantendo un livello di sicurezza superiore.

Gli erogatori d’acqua domestici dotati di filtri a carboni attivi e membrane ultrafiltranti agiscono come vere e proprie barriere fisiche e chimiche:

  • Bloccano le particelle solide: microplastiche, sabbia, ruggine e altri sedimenti vengono trattenuti dalla membrana filtrante.
  • Rimuovono i contaminanti organici: cloro e altri residui minerali– spesso responsabili di odori o sapori sgradevoli – vengono neutralizzati dai carboni attivi.
  • Preservano i sali minerali: calcio e magnesio, fondamentali per il nostro benessere, non vengono eliminati.

Installare un impianto di trattamento dell’acqua in casa rappresenta quindi una scelta non solo sostenibile, ma soprattutto intelligente. Si riducono i rifiuti plastici, si evitano i rischi legati alla contaminazione da microplastiche e si migliora la qualità organolettica dell’acqua.

Rivolgendosi a produttori affidabili, come quelli rappresentati dall’Associazione Aqua Italia, che da oltre 40 anni rappresenta le aziende leader nel settore del trattamento delle acque primarie, il consumatore può assicurarsi che i filtri siano progettati per funzionare in totale affidabilità e sicurezza, nel rispetto delle normative sanitarie italiane ed europee.

Lo sapevi che

Il 73%
degli Italiani

beve acqua
dal rubinetto

440litri
d’acqua consumata

al giorno da una
famiglia di 2 persone

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