Negli ultimi anni si è assistito a una crescente sensibilizzazione rispetto alla qualità dell’acqua potabile, un elemento essenziale per il nostro benessere. Dopo l’allerta verso sostanze come i PFAS nell’acqua di casa e i microinquinanti industriali, oggi si parla sempre più spesso di un altro possibile elemento di preoccupazione: i residui farmacologici.
Le notizie su tracce di farmaci nell’acqua hanno alimentato il dubbio nei consumatori: bere acqua del rubinetto è ancora sicuro? Questa preoccupazione, sebbene fondata su elementi reali, merita di essere analizzata con attenzione, per evitare allarmismi ingiustificati e offrire soluzioni concrete.
In questo articolo esploreremo da dove provengono questi residui, se costituiscono un reale pericolo per la salute umana e in che modo è possibile migliorare ulteriormente la qualità dell’acqua in ambito domestico.
COSA SONO I RESIDUI FARMACOLOGICI E PERCHÉ FINISCONO NELL’ACQUA POTABILE?
BISOGNA PREOCCUPARSI DEI RESIDUI FARMACOLOGICI NELL’ACQUA DI CASA?
COSA SONO I RESIDUI FARMACOLOGICI E PERCHÉ FINISCONO NELL’ACQUA POTABILE?
I residui farmacologici sono tracce di principi attivi contenuti in medicinali per uso umano e veterinario, che possono essere rilevati nell’ambiente acquatico, comprese le risorse idriche destinate alla potabilizzazione. Si tratta di quantità infinitesimali – spesso misurate in nanogrammi per litro o meno – che derivano principalmente da due fonti:
- Escrezioni fisiologiche: dopo l’assunzione di un farmaco, una parte del principio attivo viene metabolizzata, ma la restante viene espulsa attraverso urina e feci, raggiungendo i sistemi fognari e le acque reflue.
- Smaltimento inappropriato dei farmaci: in molti casi i medicinali scaduti o inutilizzati vengono gettati nel WC o nel lavandino, anziché essere conferiti presso le farmacie, come previsto dalla normativa.
A queste si aggiungono altre fonti, come i reflui ospedalieri, agricoli e zootecnici, dove i medicinali somministrati agli animali possono essere dispersi nel terreno o nelle acque superficiali. Tali residui, seppur in tracce, possono sopravvivere ai trattamenti convenzionali e giungere fino agli impianti di potabilizzazione, che non sono stati originariamente progettati per eliminarli in modo specifico.
BISOGNA PREOCCUPARSI DEI RESIDUI FARMACOLOGICI NELL’ACQUA DI CASA?
La questione merita un’analisi razionale. È vero che i residui farmacologici rappresentano un tema emergente per la comunità scientifica e per le autorità di regolazione. Tuttavia, le ricerche scientifiche attualmente disponibili indicano che, sebbene residui farmacologici vengano effettivamente rilevati nell’acqua potabile in varie parti del mondo, le concentrazioni sono estremamente basse e, secondo gli studi di rischio umano disponibili, non ci sono prove di effetti sanitari diretti correlati all’esposizione tramite acqua potabile alle concentrazioni normalmente riscontrate.
Nonostante questo, il fenomeno rimane oggetto di monitoraggio e approfondimenti da parte della comunità scientifica, in linea con l’approccio di precauzione adottato nella gestione degli “inquinanti emergenti”. Infatti, la Direttiva europea sulla qualità delle acque potabili (2020/2184) ha previsto un rafforzamento dei controlli e delle normative, con l’inserimento di nuovi parametri e il costante aggiornamento dei metodi di rilevamento.
Va anche ricordato che l’acqua potabile è garantita fino al contatore dal gestore del servizio idrico integrato, così come stabilito dal D.Lgs. 23 febbraio 2023, n. 18. Da quel punto in poi, la responsabilità della qualità dell’acqua passa al singolo proprietario o condominio. Questo passaggio è fondamentale, poiché le condizioni delle tubature, dei raccordi e delle installazioni domestiche possono influire sensibilmente sulla qualità finale dell’acqua che beviamo o utilizziamo in cucina e bagno.
In quest’ottica, l’utilizzo di impianti di trattamento dell’acqua potabile in ambito domestico può rappresentare una misura integrativa volontaria, in grado di migliorare ulteriormente le caratteristiche organolettiche e chimiche del rifornimento idrico.
Tuttavia, è importante che queste soluzioni vengano scelte e installate con criterio. In questo percorso, è fondamentale affidarsi a realtà solide, competenti e rispettose delle normative. L’Associazione Aqua Italia, in seno ad ANIMA di Confindustria, rappresenta una rete di aziende altamente specializzate, che operano da oltre 40 anni nel settore del trattamento delle acque primarie per uso civile.
Affidarsi ai produttori rappresentati da Aqua Italia significa scegliere competenza, sicurezza e qualità certificata. Ogni azienda aderente offre soluzioni tecnologicamente avanzate e pienamente conformi alle normative vigenti, garantendo impianti di trattamento efficienti, durevoli e sicuri per tutta la famiglia.