Esiste una normativa che regola l’acqua in caraffa al ristorante?

Esiste una normativa che regola l’acqua in caraffa al ristorante?

Negli ultimi anni, l’abitudine di servire acqua in caraffa nei ristoranti (sia trattata che non) sta diventando sempre più diffusa. Tuttavia, se per alcuni consumatori questa abitudine rispecchia una scelta pratica ed eco-sostenibile, per altri il servizio di acqua in caraffa solleva perplessità in termini di trasparenza e sicurezza del prodotto offerto. 

L’assenza di etichette e sigilli sulle caraffe, del resto, potrebbe sollevare dubbi sulla provenienza e sulla qualità dell’acqua servita, quali: 

  • Qual è la fonte di questa acqua? 
  • Rispetta gli standard di sicurezza alimentare? 
  • Può essere consumata in tranquillità o si corrono rischi?

Per coloro che si interrogano sulla sicurezza di questo sistema e per i ristoratori desiderosi di implementare questo servizio nei propri locali, oggi cercheremo di fare chiarezza sull’acqua in caraffa al ristorante e la relativa normativa vigente.

ACQUA IN CARAFFA AL RISTORANTE: IL QUADRO NORMATIVO
RISTORATORI E ACQUA IN CARAFFA: TRASPARENZA, SICUREZZA E RESPONSABILITÀ

ACQUA IN CARAFFA AL RISTORANTE: IL QUADRO NORMATIVO

Per quanto riguarda il servizio relativo all’acqua in caraffa al ristorante, la normativa vigente prevede al comma 5 dell’art. 13 del D. Lgs. 181/2003, che 

Le acque idonee al consumo umano non preconfezionate, somministrate nelle collettività e in altri esercizi pubblici, devono riportare, ove trattate, la specifica denominazione di vendita ‘acqua potabile trattata o acqua potabile trattata e gassata’ se è stata addizionata di anidride carbonica”.

Queste diciture, quindi, devono essere riportate chiaramente sulle caraffe, brocche o bottiglie utilizzate nel ristorante, in modo che il consumatore sia informato riguardo al fatto che sta consumando acqua potabile trattata.

Per chiarezza, quando parliamo di acqua trattata facciamo riferimento a quella proveniente dall’acquedotto e distribuita negli edifici, già di per sé potabile e adatta al consumo umano (Direttiva europea 2020/2184). In altre parole, parliamo della comune acqua di rubinetto che, a discrezione dei ristoratori, può essere sottoposta a ulteriori processi di affinamento e personalizzazione attraverso l’uso di specifici sistemi di trattamento dell’acqua, come gli impianti di filtrazione e frigogasatura.

E se sulla caraffa del ristorante non c’è scritto nulla di specifico?

Soprattutto se si tratta di acqua minerale non gassata, è probabile che sia semplicemente “acqua del rubinetto” servita in caraffa. Tuttavia, specialmente se la preferenza per l’acqua del rubinetto non trattata non è stata espressa in modo esplicito dal consumatore o precedentemente comunicata dal ristoratore stesso, nulla impedisce al cliente di richiedere ulteriori delucidazioni al ristoratore.

RISTORATORI E ACQUA IN CARAFFA: TRASPARENZA, SICUREZZA E RESPONSABILITÀ

Ad oggi nulla vieta di servire acqua in caraffa al ristorante, sia proveniente direttamente dal rubinetto che trattata. Tuttavia, la chiave di questa scelta risiede nella trasparenza e nella comunicazione chiara con i clienti: il ristoratore non dovrebbe mai lasciare spazio a dubbi o generare confusione riguardo al tipo di acqua servita nel proprio locale.

Inoltre, tra le responsabilità principali dei ristoratori c’è l’assicurare che tutta l’acqua servita, insieme agli altri prodotti alimentari, sia sicura da consumare e venga somministrata in modo igienico. Ciò include l’utilizzo di caraffe costruite con materiale idoneo al contenimento di liquidi alimentari, il corretto stoccaggio e custodia delle caraffe e la loro regolare e appropriata pulizia per prevenire la contaminazione batterica.

Infine, come accennato precedentemente, in Italia l’acqua di acquedotto è potabile per legge e soggetta a rigorosi controlli di qualità fino al contatore degli immobili. Pertanto è responsabilità del proprietario dell’immobile garantire che l’acqua mantenga le sue caratteristiche originali e la salubrità nel passaggio dal contatore al punto d’uso, sia essa trattata o meno. 

Ciò sottolinea l’importanza di una corretta manutenzione degli impianti idrici domestici e di eventuali sistemi di trattamento da parte di tutti i ristoratori.

Da questo punto di vista, ricordiamo che tutti gli operatori del settore alimentare, sono tenuti a seguire i principi del sistema HACCP (Analisi dei Rischi e Controllo dei Punti Critici). Questo sistema assicura l’adozione delle migliori pratiche per prevenire rischi di contaminazione, contribuendo così a mantenere elevati standard di salubrità per l’acqua e gli alimenti serviti nei locali.

Lo sapevi che

Il 73%
degli Italiani

beve acqua
dal rubinetto

440litri
d’acqua consumata

al giorno da una
famiglia di 2 persone

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