I PFAS sono sostanze chimiche persistenti che, negli ultimi anni, hanno attirato una crescente attenzione per la loro presenza nell’ambiente, nelle falde acquifere e, in alcuni territori, anche nelle acque destinate al consumo umano.
Con l’entrata in vigore dei nuovi limiti PFAS 2026, il sistema italiano di controllo della risorsa idrica diventa più rigoroso, introducendo un valore particolarmente restrittivo per quattro composti considerati prioritari. L’obiettivo non è generare allarme, ma ridurre l’esposizione della popolazione e rafforzare la prevenzione lungo l’intera filiera idropotabile.
In questo articolo analizzeremo che cosa sono i PFAS, quali limiti introduce la normativa italiana e quali tecnologie possono contribuire a ridurne la concentrazione nell’acqua del rubinetto.
Che cosa sono i PFAS e perché sono pericolosi?
Cosa dice la nuova normativa sui PFAS?
Come ridurre i PFAS nell’acqua del rubinetto?
Che cosa sono i PFAS e perché sono pericolosi?
L’acronimo PFAS identifica un ampio gruppo di sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche prodotte artificialmente e utilizzate, a partire dagli anni Quaranta, in numerosi settori industriali. Le loro proprietà idrorepellenti, oleorepellenti e resistenti alle alte temperature ne hanno favorito l’impiego in rivestimenti antiaderenti, tessuti tecnici, imballaggi alimentari, schiume antincendio e numerosi prodotti di uso quotidiano.
La caratteristica che desta maggiore preoccupazione è la loro elevata persistenza. I PFAS si degradano con grande difficoltà e possono rimanere a lungo nel suolo, nell’acqua e negli organismi viventi. Per questo vengono spesso definiti “inquinanti eterni”. Una volta dispersi nell’ambiente, possono raggiungere le falde e inserirsi nel ciclo della risorsa idrica.
L’esposizione può avvenire attraverso diverse fonti, tra cui alimenti e acqua contenenti queste sostanze. Gli studi scientifici hanno associato l’esposizione prolungata ad alcuni PFAS a possibili alterazioni del sistema endocrino, immunitario e riproduttivo, a disturbi della tiroide e a un aumento del rischio di determinate patologie. Gli effetti dipendono tuttavia dal tipo di composto, dalla concentrazione, dalla durata dell’esposizione e dalle condizioni individuali.
Cosa dice la nuova normativa sui PFAS?
Il quadro italiano attuale per i limiti degli PFAS nell’acqua potabile deriva dal Decreto legislativo 18/2023, adottato in attuazione della Direttiva europea 2020/2184 e successivamente modificato dal Decreto legislativo 102/2025. Quest’ultimo ha rafforzato la disciplina nazionale introducendo parametri più specifici per il controllo dei PFAS nelle acque destinate al consumo umano.
I limiti stabiliti dall’attuale normativa prevedono:
- Somma di PFAS: valore massimo pari a 0,10 microgrammi per litro, corrispondenti a 100 nanogrammi per litro;
- Somma di 4 PFAS prioritari: valore massimo pari a 0,020 microgrammi per litro, cioè 20 nanogrammi per litro, calcolato sommando PFOA, PFOS, PFNA e PFHxS;
- Acido trifluoroacetico, o TFA: valore massimo pari a 10 microgrammi per litro, con applicazione prevista da gennaio 2027.
Il limite italiano di 20 nanogrammi per litro per i quattro PFAS prioritari è più restrittivo del parametro generale previsto per la somma dei PFAS, in quanto questi sono stati associati a maggiore pericolosità. La sua applicazione, inizialmente programmata per gennaio 2026, è stata posticipata di sei mesi dalla Legge 199/2025. Dal 13 luglio 2026 diventano quindi obbligatori i relativi controlli.
Il gestore del servizio idrico è, dunque, responsabile della qualità del rifornimento idrico fino al punto di consegna, generalmente collocato in corrispondenza del contatore. Dal contatore al punto d’uso, tuttavia, la responsabilità ricade invece sul gestore della distribuzione idrica interna, che può essere il proprietario, l’amministratore o il responsabile dell’edificio.
Come ridurre i PFAS nell’acqua del rubinetto?
In presenza di una necessità documentata da specifiche analisi dell’acqua, una delle tecnologie maggiormente utilizzate per ridurre i PFAS nell’acqua del rubinetto è la filtrazione con carboni attivi.
Tramite questa filtrazione i PFAS, specialmente quelli a catena lunga come i PFOA e i PFOS vengono trattenuti attraverso un processo chiamato adsorbimento. Durante il passaggio dell’acqua, le molecole dei contaminanti aderiscono alla superficie esterna e alle pareti dei numerosi micropori presenti nel carbone attivo. Grazie alla sua struttura estremamente porosa, questo materiale offre una superficie interna molto estesa sulla quale le sostanze disciolte possono essere catturate e trattenute.
Rivolgendosi a produttori affidabili, come quelli rappresentati dall’Associazione Aqua Italia, il consumatore può contare su competenze tecniche qualificate e su impianti di trattamento dell’acqua progettati per operare in sicurezza. Il supporto di esperti del settore consente di individuare la soluzione più appropriata, evitare acquisti motivati da messaggi allarmistici e mantenere nel tempo le prestazioni del sistema attraverso una manutenzione corretta.