Prevenzione legionella negli ospedali e nelle RSA: protocolli di sicurezza

Prevenzione legionella negli ospedali e nelle RSA: protocolli di sicurezza

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La prevenzione della legionella negli ospedali e nelle Residenze Sanitarie Assistenziali richiede particolare attenzione. Queste strutture accolgono infatti persone anziane, immunocompromesse o affette da patologie croniche, per le quali un’eventuale infezione può avere conseguenze molto severe e causare una forma grave di polmonite. 

Dunque, negli ospedali e nelle RSA la prevenzione non può essere affidata esclusivamente a controlli occasionali o a interventi eseguiti soltanto dopo il rilevamento del batterio. È necessario adottare un protocollo continuativo, fondato sulla valutazione, sulla gestione e sulla comunicazione del rischio e rispettare le Linee guida per il controllo della Legionella del Ministero della Salute

In questo articolo analizzeremo i principali fattori di rischio legionella negli ospedali e le misure necessarie per controllare gli impianti idrici e proteggere pazienti, ospiti e personale.

Fattori di rischio legionella negli ospedali

Misure di prevenzione legionella ospedali: quali sono?

Fattori di rischio legionella negli ospedali

Il rischio di legionellosi dipende dalla combinazione di tre elementi: la presenza di una fonte di contaminazione, le caratteristiche dell’ambiente nel quale avviene l’esposizione e le condizioni personali dei soggetti presenti. Negli ospedali e nelle strutture socio-assistenziali questi aspetti possono presentarsi contemporaneamente, rendendo indispensabile una gestione particolarmente rigorosa.

Tra i principali fattori di rischio rientrano:

  • Complessità degli impianti idrici. Gli ospedali sono spesso composti da più edifici, reparti e ampliamenti realizzati in periodi differenti. Le reti possono comprendere numerose diramazioni, circuiti di ricircolo, serbatoi, sistemi di accumulo e punti terminali lontani dalla centrale di produzione dell’acqua calda. Una rete molto estesa può rendere più difficile mantenere condizioni omogenee in ogni area.
  • Ristagno della risorsa idrica. Reparti temporaneamente chiusi, locali di servizio e rubinetti utilizzati raramente possono favorire la permanenza dell’acqua nelle tubazioni. La scarsa circolazione crea condizioni favorevoli alla formazione del biofilm e alla proliferazione dei microrganismi.
  • Temperature critiche. Una regolazione non corretta dell’acqua calda e fredda nei serbatoi di accumulo può facilitare la crescita della Legionella. In particolare, l’intervallo di temperature compreso tra 20 e 50 °C rappresenta una condizione adatta alla crescita del batterio
  • Biofilm, sedimenti e calcare. Il biofilm è una struttura che aderisce alle superfici interne delle tubazioni e può offrire protezione ai batteri. Incrostazioni, corrosione e depositi possono inoltre ostacolare la circolazione e ridurre l’efficacia delle operazioni di manutenzione o disinfezione. Questo rischio può essere mitigato con l’installazione di un addolcitore d’acqua professionale
  • Tubazioni obsolete e rami morti. Modifiche, ampliamenti o cambiamenti nella destinazione d’uso dei locali possono lasciare tratti di rete non più utilizzati. In questi punti l’acqua tende a ristagnare, aumentando il rischio di contaminazione dell’impianto.
  • Dispositivi che producono aerosol. Docce, rubinetti, umidificatori, torri di raffreddamento, sistemi di climatizzazione e vasche utilizzate per la riabilitazione possono generare goccioline inalabili. Anche alcune apparecchiature impiegate nelle terapie respiratorie richiedono procedure specifiche di gestione.
  • Manutenzione insufficiente. Soffioni, flessibili, rompigetto, filtri e miscelatori possono accumulare depositi. Una pulizia irregolare, la mancata sostituzione dei componenti deteriorati o l’assenza di una programmazione degli interventi possono favorire la persistenza del batterio.
  • Presenza di persone fragili. Pazienti anziani, immunodepressi o affetti da patologie croniche presentano una maggiore suscettibilità. Nei reparti che ospitano persone a rischio molto elevato, come quelli oncologici, ematologici o dedicati ai trapianti, sono necessarie misure di controllo particolarmente stringenti.

Questi fattori devono essere analizzati nel loro insieme

Misure di prevenzione legionella ospedali: quali sono?

La prevenzione del rischio legionella negli ospedali deve partire da un’accurata valutazione del rischio, da aggiornare periodicamente e ogni volta che vengono modificati gli impianti, i sistemi di trattamento, le modalità di gestione o la popolazione ospitata. 

Le principali misure di prevenzione comprendono:

  • Mappatura dell’impianto. Gli schemi della rete devono indicare accumuli, circuiti di ricircolo, sistemi di produzione dell’acqua calda, valvole, miscelatori, trattamenti, punti terminali e diramazioni poco utilizzate.
  • Controllo delle temperature. È necessario verificare regolarmente la temperatura nei serbatoi, nei circuiti di mandata e ritorno e nei punti terminali rappresentativi, registrando eventuali anomalie e programmando gli interventi correttivi.
  • Flussaggio delle utenze poco utilizzate. Rubinetti e docce presenti nelle camere vuote o nei locali utilizzati saltuariamente devono essere aperti periodicamente, seguendo procedure che riducano la dispersione di aerosol e l’esposizione degli operatori.
  • Manutenzione e pulizia. Serbatoi, boiler, scambiatori, tubazioni, soffioni, rompigetto e altri componenti devono essere ispezionati, puliti e disincrostati con frequenze stabilite dalla valutazione del rischio.
  • Campionamento e monitoraggio microbiologico. Nei reparti che ospitano pazienti a rischio molto elevato il campionamento deve essere più frequente. Negli altri reparti è comunque necessaria una ricerca periodica della Legionella, scegliendo i punti di prelievo in base alle caratteristiche della rete.
  • Interventi correttivi tempestivi. In caso di risultati positivi occorre verificare l’applicazione delle misure di controllo, ripetere i campionamenti e riesaminare la valutazione del rischio. Quando necessario, devono essere effettuati interventi di disinfezione, tra cui lo shock termico, l’iperclorazione e, eventualmente, la sostituzione dei terminali contaminati.
  • Gestione delle apparecchiature sanitarie. Umidificatori, nebulizzatori e dispositivi destinati alle terapie respiratorie devono essere puliti, conservati e utilizzati secondo procedure precise, impiegando acqua sterile quando previsto.
  • Formazione del personale. Operatori sanitari, tecnici e manutentori devono conoscere i rischi associati alla Legionella, le procedure da applicare e le modalità con cui segnalare temperature anomale, ristagni o malfunzionamenti.

Campionamenti, manutenzione e disinfezione non devono essere considerati attività separate. Un trattamento occasionale non può risolvere in modo permanente il problema se nell’impianto rimangono ristagni, temperature favorevoli alla proliferazione, rami morti o componenti deteriorati. Allo stesso modo, le sole analisi microbiologiche fotografano la situazione nel momento del prelievo, ma non sostituiscono il controllo continuativo della rete.

Un protocollo efficace deve assegnare responsabilità precise, stabilire la frequenza dei controlli e documentare temperature, manutenzioni, campionamenti e azioni correttive. La collaborazione tra direzione sanitaria, responsabili tecnici, personale assistenziale e professionisti competenti permette di individuare rapidamente le criticità e proteggere le persone maggiormente esposte.

L’Associazione Aqua Italia si impegna a promuovere strategie di prevenzione della legionella negli impianti idrici, favorendo la diffusione di conoscenze tecniche, buone pratiche e soluzioni affidabili per una gestione responsabile del rischio. 

 

 

Lo sapevi che

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